Quando il sole scende dietro le colline che circondano Mtskheta, le acque del Mtkvari e dell'Aragvi si tingono di arancione bruciato. Da quassù, dalla piattaforma di pietra del Monastero di Jvari, si vede chiaramente il punto esatto in cui i due fiumi si incontrano, una confluenza che i georgiani chiamano santslisi e che da secoli è considerata sacra. Non è una metafora: è una geometria visibile, concreta, che si disegna sotto i tuoi piedi ogni sera.
Jvari significa croce in georgiano, e il nome richiama la tradizione secondo cui qui, nel IV secolo, Sant'Nino fece erigere una croce di legno sul punto più alto della collina che domina l'antica capitale Mtskheta. La chiesa in pietra che oggi si visita fu costruita tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo, probabilmente completata intorno al 605 d.C., durante il regno dei principi Stepanoz I e Adarnase. È uno degli esempi meglio conservati dell'architettura ecclesiastica georgiana tardo-antica, con una pianta a croce inscritta in un ottagono che ha influenzato generazioni di costruttori nel Caucaso.
Cosa vedere all'interno della chiesa
L'esterno di Jvari colpisce per la sobrietà: le pareti in pietra arenaria locale mostrano rilievi scolpiti che raffigurano i donatori principeschi, ancora leggibili nonostante i secoli di intemperie. All'interno, lo spazio è piccolo e quasi spoglio. Al centro della navata si trova il basamento in pietra che, secondo la tradizione, indica il luogo dove Sant'Nino piantò la sua croce. Le pareti conservano tracce di affreschi medievali, sbiaditi ma ancora presenti in alcuni punti.
La luce che filtra dalle finestre strette cambia radicalmente durante il giorno. Nel tardo pomeriggio, quando il sole è basso, entra obliqua e illumina la pietra con una tonalità calda che non si vede nelle fotografie. È uno di quei dettagli che si capisce solo stando fermi qualche minuto in silenzio, cosa che qui è possibile fare anche in presenza di altri visitatori, perché la chiesa invita naturalmente alla quiete.
Il tramonto sulla confluenza dei fiumi
Il momento più straordinario di Jvari non è dentro la chiesa, ma fuori, sul bordo della collina. La piattaforma panoramica a est della chiesa offre una vista diretta sulla confluenza del Mtkvari (chiamato anche Kura) e dell'Aragvi. I due fiumi hanno colori diversi per buona parte dell'anno: il Mtkvari tende al verde-grigio, l'Aragvi al blu più chiaro, e la linea dove si toccano è visibile a occhio nudo dall'alto.
Al tramonto, questa distinzione si dissolve nell'oro. Le ultime luci radenti fanno brillare entrambe le superfici con la stessa intensità, e la città di Mtskheta, con le sue chiese e i suoi tetti, si staglia scura in controluce. Il poeta russo Mikhail Lermontov descrisse questa stessa scena nel suo poema Il Mtsyri (1840), ambientato proprio a Mtskheta, e la confluenza dei fiumi è uno degli elementi centrali del testo. Leggere quelle righe prima di venire qui aggiunge uno strato di significato alla vista.
Come arrivare e quando andare
Jvari si trova a circa 20 chilometri da Tbilisi, la capitale georgiana. La strada più comune parte da Mtskheta, raggiungibile in marshrutka (minibus) dalla stazione dei bus di Didube a Tbilisi in circa 30 minuti. Da Mtskheta, la collina di Jvari si raggiunge in taxi o con un'auto privata: la strada asfaltata sale fino al parcheggio vicino alla chiesa. Non esiste un servizio di trasporto pubblico diretto fino alla cima.
L'ingresso al monastero è gratuito, ma è attivo come luogo di culto, quindi è richiesto un abbigliamento rispettoso: spalle coperte e, per le donne, la testa coperta all'interno. Il tempo di visita medio è di 45 minuti a un'ora, ma chi vuole godersi il tramonto dovrebbe arrivare almeno 30-40 minuti prima del calar del sole e portarsi qualcosa con cui scaldarsi: la collina è esposta al vento anche in estate, e la temperatura scende rapidamente dopo il tramonto.
Perché vale la pena fermarsi qui
Mtskheta è patrimonio UNESCO dal 1994, e Jvari è uno dei siti inclusi nel riconoscimento insieme alla Cattedrale di Svetitskhoveli, che si vede chiaramente dalla collina in basso. Ma Jvari ha qualcosa che i siti più frequentati spesso perdono: una scala umana. La chiesa è piccola, la collina è stretta, il silenzio è reale. Non ci sono negozi di souvenir appiccicati alle mura, non c'è una biglietteria con code.
Quello che rimane, dopo la visita, è l'immagine precisa dei due fiumi che si uniscono nel crepuscolo, e la sensazione di aver visto qualcosa che esiste da quattordici secoli e che continuerà a esistere indipendentemente da chi passa a guardarlo. È sufficiente.