Una teca di vetro custodisce oggetti che sembrano impossibili: monili in oro lavorato con una precisione che sfida la logica del tempo, realizzati da artigiani della Colchide tra il IV e il II secolo a.C. È questa la prima immagine che colpisce chi entra nella Galleria del Tesoro del Museo Nazionale Georgiano di Tbilisi, una collezione di oreficeria antica che costituisce il nucleo più prezioso dell'intera istituzione. Non si tratta di decorazioni generiche: sono oggetti che documentano una civiltà avanzata, quella del regno del Ponto e della Colchide, la terra del Vello d'Oro della mitologia greca, che si estendeva lungo le coste del Mar Nero nell'attuale Georgia occidentale.
Il museo ha sede in un edificio storico nel centro di Tbilisi, sul viale Rustaveli, il principale boulevard della capitale georgiana. L'istituzione, fondata nei primi decenni del Novecento durante il periodo russo-imperiale e poi riorganizzata in epoca sovietica, raccoglie oggi collezioni che coprono un arco temporale straordinario: dai reperti paleontologici e antropologici legati ai siti di Dmanisi — dove sono stati trovati resti umani datati a circa 1,8 milioni di anni fa, tra i più antichi mai scoperti fuori dall'Africa — fino agli oggetti etnografici del XIX e XX secolo.
La Galleria del Tesoro: oreficeria di Colchide
L'accesso alla Galleria del Tesoro richiede un biglietto separato rispetto alle altre sezioni del museo e, in alcuni periodi, la visita avviene solo con accompagnamento di una guida. Questo accorgimento è comprensibile non appena si entra nella sala: gli oggetti esposti includono collane, diademi, fibule e pendenti in oro massiccio, spesso decorati con granati, turchesi e smalti policromi. La tecnica della granulazione — piccole sfere d'oro saldate sulla superficie per creare motivi geometrici o figurativi — raggiunge qui livelli di raffinatezza paragonabili all'oreficeria etrusca e micenea.
Molti di questi oggetti provengono da necropoli scavate nella regione della Colchide, in particolare nei siti di Vani e Akhalgori. Il sito di Vani, nell'attuale regione di Imereti, ha restituito decine di tombe principesche databili tra il V e il I secolo a.C., con corredi funebri che attestano l'esistenza di élite locali capaci di commissionare oggetti di altissima qualità. Osservando da vicino i pezzi esposti, si notano dettagli che le fotografie non restituiscono: il peso visivo dei pendenti, la lucentezza ancora intatta dell'oro, la complessità dei motivi animalistici che decorano alcune fibule.
Dmanisi e la preistoria del Caucaso
Al piano dedicato alla preistoria, il museo espone calchi e reperti originali legati al sito di Dmanisi, nella Georgia meridionale. Questo sito archeologico ha rivoluzionato la comprensione della diffusione degli ominini fuori dall'Africa: i fossili di Homo georgicus trovati a Dmanisi sono datati a circa 1,8 milioni di anni fa e rappresentano la più antica presenza umana documentata in Eurasia. Le vetrine mostrano calchi dei crani ritrovati, strumenti litici in pietra scheggiata e ricostruzioni grafiche dell'ambiente dell'epoca.
La sezione è meno spettacolare visivamente rispetto alla Galleria del Tesoro, ma offre una prospettiva rara: la Georgia non è solo crocevia medievale tra Oriente e Occidente, ma uno dei luoghi in cui si è svolta una parte cruciale della storia evolutiva umana. Per chi ha un interesse specifico per la paleoantropologia, questa sezione merita almeno quaranta minuti di attenzione autonoma.
Le collezioni medievali e la tradizione cristiana georgiana
Il museo dedica ampio spazio all'arte medievale georgiana, con icone, croci reliquiario, manoscritti miniati e oggetti liturgici che documentano la tradizione cristiana del paese, uno dei più antichi al mondo ad aver adottato il Cristianesimo come religione di stato, nel IV secolo d.C. Le croci in argento sbalzato e le icone in metallo dorato mostrano uno stile che fonde elementi bizantini con una sensibilità decorativa autoctona, riconoscibile nella preferenza per motivi vegetali intrecciati e iscrizioni in scrittura mkhedruli, l'alfabeto georgiano.
Alcuni pezzi provengono da monasteri storici come Gelati e Alaverdi, e portano iscrizioni dedicatorie che permettono di datarli con precisione. La qualità della conservazione è generalmente buona, e le didascalie sono disponibili anche in inglese, rendendo la visita accessibile ai viaggiatori non georgofoni.
Informazioni pratiche per la visita
Il museo si trova sul viale Rustaveli, facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione della metropolitana Rustaveli. Il tempo minimo consigliato per una visita completa è di due ore e mezza, considerando le sezioni principali; chi vuole approfondire la Galleria del Tesoro e la preistoria dovrebbe calcolare almeno tre ore. Il biglietto base per le collezioni permanenti ha un costo contenuto, mentre l'accesso alla Galleria del Tesoro prevede un supplemento. È consigliabile arrivare nei giorni feriali nella fascia mattutina, tra le 10 e le 12, per evitare i gruppi scolastici che frequentano il museo nel tardo mattino e nel primo pomeriggio. La caffetteria interna è funzionale ma non eccezionale: meglio pianificare il pranzo in uno dei locali sul viale Rustaveli.