
Il nome Shiraz evoca immediatamente un vino rosso potente e speziato, amato nelle cantine di mezzo mondo. Eppure pochi sanno che questa città iraniana, situata nella provincia del Fars a circa 1.500 metri sul livello del mare, è considerata da molti ampelografi e storici del vino il luogo d'origine dell'uva Syrah, conosciuta in Australia come Shiraz. La connessione tra la città e il vitigno è oggetto di dibattito accademico da decenni, ma le radici della viticoltura persiana in questa regione risalgono ad almeno 7.000 anni fa, come attestano reperti archeologici rinvenuti nell'area.

Visitare Shiraz oggi significa addentrarsi in una contraddizione affascinante: l'Iran è uno stato islamico dove la produzione e il consumo di alcol sono vietati dal 1979, anno della Rivoluzione Islamica guidata dall'Ayatollah Khomeini. Eppure la città conserva nei suoi giardini storici, nei suoi bazar e nella memoria collettiva dei suoi abitanti una cultura del vino profondamente radicata, celebrata dai poeti medievali persiani come Hafez e Rumi, entrambi legati a questa città.
Il terroir di Shiraz: altitudine, clima e suoli antichi

La regione di Shiraz si trova nell'entroterra iraniano, protetta dai monti Zagros che la isolano dalle correnti umide del Golfo Persico. Questa posizione crea un microclima continentale con estati calde e secche e inverni rigidi, condizioni che storicamente favorivano la coltivazione di uve con alta concentrazione zuccherina. I suoli calcarei e argillosi della piana di Shiraz, arricchiti da millenni di sedimenti fluviali, sono ancora oggi visibili lungo le strade che portano verso Persepoli, l'antica capitale achemenide fondata da Dario I nel 518 a.C. e distante circa 60 chilometri dalla città.
A quote tra i 1.400 e i 1.800 metri, le viti crescevano storicamente in condizioni di forte escursione termica giornaliera, un fattore che preserva l'acidità naturale dell'uva e sviluppa profili aromatici complessi. Gli studiosi di ampelografia molecolare, tra cui il team dell'Università della California Davis, hanno condotto analisi genetiche che collocano le origini del vitigno Syrah in questa area del Medio Oriente, anche se il percorso esatto verso la Valle del Rodano francese rimane oggetto di ricerca.

I giardini storici e il loro legame con la vite
Il Giardino di Eram, iscritto al Patrimonio UNESCO nel 2011 insieme ad altri giardini persiani, è uno dei luoghi più rappresentativi dove comprendere il rapporto tra la cultura iraniana e la coltivazione delle piante. Fondato probabilmente in epoca selgiuchide, tra l'XI e il XII secolo, e riorganizzato nella sua forma attuale durante la dinastia Qajar nel XIX secolo, il giardino ospita alberi da frutto, cipressi e specie botaniche che riflettono la tradizione del chahar bagh, il giardino quadripartito tipico dell'architettura persiana. Sebbene oggi non vi si coltivino viti, la struttura del giardino racconta il sistema di irrigazione tradizionale che per secoli ha permesso la viticoltura in una regione semi-arida.

Il Mausoleo di Hafez, il poeta del XIV secolo che nelle sue ghazal celebrava apertamente il vino come metafora spirituale e sensuale, è un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia capire la cultura del vino persiano. Il complesso, ricostruito nella sua forma attuale nel 1935 su progetto dell'architetto André Godard, accoglie ogni giorno decine di iraniani che recitano versi del poeta davanti alla sua tomba in marmo. Molti di quei versi parlano esplicitamente di vino di Shiraz.
Cosa si può assaggiare oggi: l'eredità senza alcol

Con la proibizione dell'alcol, la tradizione vinicola di Shiraz si è trasformata in una cultura dell'uva da tavola e dell'aceto balsamico tradizionale. Nei bazar coperti della città, in particolare nel Bazar Vakil, costruito durante il regno di Karim Khan Zand nella seconda metà del XVIII secolo, è possibile trovare succhi d'uva concentrati chiamati doshab, aceti di vino invecchiati e varietà di uva passa locali che conservano profili aromatici intensi, con note di frutta secca, spezie e terra che ricordano i descrittori classici del Syrah internazionale.
Le comunità cristiane armene e zoroastriane presenti in Iran hanno storicamente mantenuto il diritto di produrre vino per uso religioso, e alcune famiglie di queste comunità a Shiraz conservano tradizioni enologiche tramandate oralmente. Non è possibile acquistare vino come turista straniero, ma la comprensione di questo contesto arricchisce enormemente la visita.
Consigli pratici per visitare Shiraz
Il periodo migliore per visitare Shiraz è la primavera, tra marzo e maggio, quando le temperature sono miti e i giardini sono in piena fioritura. In estate le temperature possono superare i 38°C. Il Giardino di Eram è aperto al pubblico tutti i giorni con un biglietto d'ingresso di poche migliaia di toman iraniani, una cifra simbolica per gli standard occidentali. Il Mausoleo di Hafez è ad accesso libero e vale la pena visitarlo al tramonto, quando la luce radente illumina le piastrelle decorate e l'atmosfera è particolarmente raccolta.
Per raggiungere Shiraz dall'Europa è necessario un volo con scalo, generalmente a Istanbul o Dubai, con una durata totale di viaggio di circa 7-10 ore. L'aeroporto internazionale di Shiraz dista circa 12 chilometri dal centro città. I turisti devono ottenere un visto prima della partenza o all'arrivo, a seconda della nazionalità: è consigliabile verificare le condizioni aggiornate presso l'ambasciata iraniana nel proprio paese prima di partire.
