
Una donna dorme all'interno di una scultura alta oltre dodici metri, rivestita di specchi e ceramiche colorate. Non è una scena onirica, ma la realtà quotidiana che Niki de Saint Phalle visse per anni dentro la figura dell'Imperatrice, una delle ventidue sculture monumentali che compongono il Giardino dei Tarocchi, nel comune di Capalbio, in Maremma toscana. L'artista franco-americana trasformò letteralmente una delle sue opere in casa, abitandola durante i lunghi anni di costruzione del parco.

Il giardino nasce da un'idea che de Saint Phalle coltivò per decenni, ispirandosi al Parco Güell di Antoni Gaudí a Barcellona e ai giardini fantastici del Palais Idéal di Ferdinand Cheval in Francia. I lavori iniziarono nel 1979 su un terreno donato dalla famiglia Caracciolo e proseguirono per oltre vent'anni, con il parco che aprì ufficialmente al pubblico nel 1998. Ogni scultura rappresenta un arcano maggiore dei tarocchi, dal Mago alla Torre, dal Sole al Mondo, formando un percorso simbolico attraverso il paesaggio collinare della Toscana meridionale.
Le sculture: un bestiario di cemento, acciaio e mosaico

Camminare tra le sculture del Giardino dei Tarocchi significa immergersi in un universo visivo di rara densità. Le strutture sono realizzate in cemento armato e acciaio, poi ricoperte interamente di mosaici in ceramica, vetro e specchi che catturano la luce del sole toscano in modi sempre diversi a seconda dell'ora. La palette cromatica è accesa — blu cobalto, giallo oro, verde smeraldo — e contrasta con la macchia mediterranea circostante.
Alcune sculture raggiungono dimensioni straordinarie: la Papessa, ad esempio, è un edificio praticabile al cui interno si trovano ambienti decorati da pavimento a soffitto con mosaici ispirati all'arte egizia e alle forme organiche. La Forza, che raffigura una figura umana che doma un leone, è alta circa otto metri e si staglia contro il cielo aperto. Ogni opera è un mondo autonomo, con dettagli che si scoprono solo avvicinandosi: iscrizioni, figure nascoste tra le tessere, variazioni di texture che rendono ogni visita diversa dalla precedente.

Il progetto artistico e il lascito di Niki de Saint Phalle
De Saint Phalle finanziò in parte il progetto vendendo il suo profumo "Niki de Saint Phalle", lanciato negli anni Ottanta. Fu un gesto coerente con la sua visione: usare la cultura popolare e il commercio per sovvenzionare un'opera d'arte totale, senza dipendere esclusivamente da istituzioni pubbliche. L'artista collaborò con ingegneri, artigiani locali e altri artisti, tra cui il marito Jean Tinguely, che contribuì con elementi cinetici e meccanici integrati in alcune sculture.

Niki de Saint Phalle morì nel 2002, quattro anni dopo l'apertura ufficiale del parco. Oggi il giardino è gestito dalla Fondazione Il Giardino dei Tarocchi, che ne cura la conservazione e garantisce l'accesso al pubblico. La fondazione ha continuato il lavoro di restauro delle superfici musive, particolarmente delicate per via dell'esposizione agli agenti atmosferici tipici della Maremma — sole intenso, umidità e vento di mare.
Come visitare il Giardino dei Tarocchi

Il giardino si trova in località Garavicchio, a pochi chilometri da Capalbio Scalo, raggiungibile in auto dalla Via Aurelia. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Capalbio, ma il collegamento con il parco non è diretto, quindi l'auto rimane il mezzo più comodo. Il parcheggio è disponibile nelle vicinanze dell'ingresso.
Il biglietto di ingresso si aggira intorno ai 15 euro per gli adulti, con riduzioni per bambini e studenti. Il parco è aperto stagionalmente: generalmente da aprile a ottobre, con orari che variano. Il consiglio pratico più utile è visitare il giardino nelle prime ore del mattino, preferibilmente tra le 9 e le 11: la luce radente esalta i mosaici in modo spettacolare e il calore estivo — nella Maremma può essere intenso — non ha ancora raggiunto il picco. Portare scarpe comode è essenziale, perché il terreno è irregolare e alcuni percorsi interni alle sculture prevedono gradini stretti. Calcolate almeno due ore per una visita attenta, tre se volete fotografare ogni dettaglio con calma.
Perché vale il viaggio
Il Giardino dei Tarocchi non assomiglia a nessun altro parco d'arte in Italia. Non è un museo all'aperto nel senso convenzionale del termine: è piuttosto un ambiente totale, dove le sculture non sono oggetti da guardare da lontano ma spazi da attraversare, toccare, abitare con lo sguardo. Il rapporto tra le figure e il paesaggio toscano — le colline, gli ulivi, il cielo terso — crea un contrasto visivo che nessuna fotografia riesce a restituire completamente.
Capalbio e la Maremma offrono inoltre un contesto di viaggio ricco: spiagge selvagge, borghi medievali, cucina di territorio con cinghiale e pecorino. Ma il giardino rimane l'esperienza più difficile da dimenticare, quella che continua a lavorare nella memoria anche settimane dopo la visita, quando si ritrova improvvisamente il riflesso di uno specchio blu in un sogno.
