Alto appena 55 centimetri, nascosto in un angolo tra Rue de l'Étuve e Rue du Chêne, il Manneken Pis è una delle sculture più fotografate d'Europa. Non per la sua grandezza, ma per la sua sfacciata semplicità: un bambino di bronzo che urina in una vasca, imperturbabile di fronte alle centinaia di obiettivi puntati su di lui ogni giorno. Chi arriva aspettandosi qualcosa di monumentale rimane quasi sempre sorpreso — e poi conquisto — da questa piccola figura che dal 1619 incarna lo spirito beffardo di Bruxelles.
La statua attuale fu realizzata dallo scultore fiammingo Jérôme Duquesnoy il Vecchio, che la fuse in bronzo nel 1619 su commissione della città. Non è la prima versione: fonti storiche documentano l'esistenza di una fontana con lo stesso soggetto già nel XIV secolo, probabilmente in pietra. Quello che vediamo oggi è quindi l'erede di una tradizione lunga secoli, un simbolo che ha attraversato occupazioni, furti e restauri senza perdere il suo carattere.
Una storia di furti, regali e guardaroba reali
Il Manneken Pis ha una biografia degna di un personaggio letterario. Nel corso dei secoli è stato rubato più volte — la versione attuale è in realtà un calco dell'originale, conservato al sicuro nel Museo della Città di Bruxelles, noto come Maison du Roi, che si affaccia sulla Grande Place. Tra i furti più documentati c'è quello del 1817, quando la statua fu trafugata e poi recuperata: il responsabile fu condannato ai lavori forzati.
Ma la storia più curiosa riguarda il suo guardaroba. Nel corso dei secoli, sovrani, ambasciate e associazioni di tutto il mondo hanno donato costumi al Manneken Pis, creando una collezione che oggi conta oltre 1.000 abiti. In occasioni speciali — feste nazionali, eventi cittadini, ricorrenze internazionali — la statua viene vestita con uno dei suoi costumi, e il programma delle vestizioni è pubblicato sul sito ufficiale del Comune di Bruxelles. Vedere il Manneken Pis in uniforme da sommelier o da samurai è un'esperienza che trasforma una semplice visita in qualcosa di inaspettato.
Cosa osservare sul posto
Avvicinandosi alla statua, la prima cosa che colpisce è la nicchia barocca che la ospita, incorniciata da un arco decorato e sormontata da stemmi araldici. La vasca sottostante, in cui cade il getto d'acqua, è semplice e funzionale. Il contrasto tra la solennità dell'architettura circostante e la natura irriverente della scultura è parte integrante del suo fascino.
Guardando bene la base, si notano le tracce di usura e restauro che raccontano secoli di vita pubblica. Intorno alla statua, soprattutto nelle ore centrali della giornata, si forma una piccola folla internazionale: turisti con selfie stick, bambini incuriositi, adulti che ridono. È uno di quei rari luoghi dove la reazione spontanea delle persone diventa parte dello spettacolo stesso. A pochi passi, lungo Rue de l'Étuve, si trovano negozi che vendono souvenir a tema — cioccolatini, magneti, statuette — un'industria parallela che testimonia quanto questo piccolo bronzo abbia permeato l'immaginario collettivo.
Il contesto: Bruxelles e la sua identità ironica
Il Manneken Pis non è un caso isolato. Bruxelles ha risposto nei decenni con due sculture gemelle altrettanto iconiche: la Jeanneke Pis, una bambina accovacciata inaugurata nel 1987 e collocata in un vicolo nei pressi della Grand-Place, e il Zinneke Pis, un cane che urina su un palo, installato nel 1998. Insieme formano una sorta di trilogia scatologica che dice molto sull'umorismo fiammingo e sulla capacità della città di non prendersi troppo sul serio.
Questa vena ironica è radicata nella cultura brussellese: il termine locale zwanze indica proprio quel tipo di umorismo surreale e autoironico che caratterizza l'identità della città. Il Manneken Pis ne è l'emblema più antico e riconoscibile, un manifesto in bronzo che resiste alle mode e alle interpretazioni.
Consigli pratici per la visita
La statua si trova a circa 5 minuti a piedi dalla Grand-Place, seguendo Rue Charles Buls e poi svoltando su Rue de l'Étuve. Non c'è biglietto d'ingresso: la visita è gratuita e accessibile in qualsiasi momento. L'orario migliore per evitare la folla è la mattina presto, intorno alle 8:00-9:00, quando i turisti sono ancora pochi e si riesce a osservare la statua con calma. Nel weekend e nelle ore centrali del pomeriggio, invece, la piccola piazzetta si affolla rapidamente.
Prima di partire, vale la pena controllare il calendario delle vestizioni sul sito del Comune di Bruxelles: assistere al cambio d'abito è un momento che molti visitatori ricordano come il dettaglio più memorabile della giornata. La visita in sé richiede pochi minuti, ma inserita in un itinerario che include la Grand-Place e il quartiere storico circostante, diventa parte di una passeggiata di mezza giornata che restituisce una Bruxelles autentica e sorprendente.