Il Termopolium era un tipo di luogo di ristoro diffuso nell'antica Roma, simile a un moderno bar o chiosco, dove le persone potevano acquistare e consumare bevande calde e talvolta anche cibi pronti, in piedi o seduti. Questi luoghi erano popolari tra i greci e i romani, con esempi ben noti a Pompei, Ercolano e Ostia Antica.
La struttura di un Termopolium consisteva tipicamente in uno spazio di varie dimensioni, con un bancone lungo e largo rivestito di lastre di marmo. Grandi anfore di terracotta erano incastrate nel bancone per contenere bevande calde e cibo, mentre altri grandi vasi (dolia) erano collocati per conservare ulteriori provviste. Questi locali erano ampiamente diffusi in tutto l'Impero Romano, poiché era comune consumare i pasti fuori casa.
Nel Termopolium di Pompei, scoperto di recente, sono stati portati alla luce diversi oggetti, tra cui nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche e un comune vaso di ceramica per servire il cibo. Il pavimento era in cocciopesto, un rivestimento impermeabile composto da frammenti di terracotta, con inserti di frammenti di marmi policromi in alcune aree.
Le pitture sul bancone del Termopolium raffigurano i cibi e le bevande venduti all'interno, come testimoniano i frammenti di cibo trovati nei contenitori. Alcune delle rappresentazioni pittoriche includono anatre, maiale, carne di capra, pesce e lumache di terra, indicando una varietà di prodotti animali utilizzati nella preparazione del cibo.
Le analisi archeobotaniche hanno rivelato anche frammenti di quercia caduca, probabilmente parte degli elementi strutturali del bancone. Inoltre, sul fondo di una delle giare è stata riscontrata la presenza di fagioli intenzionalmente frammentati o macinati, probabilmente utilizzati per alterare il gusto e il colore del vino, come descritto da Apicio nel De re Coquinaria.